D - Namonaki mori no yumegatari

recensione - 23.12.2012 09:19

Nature's Children

I D sono più conosciuti per la loro “Vampire Saga”, un racconto epico sul bene, il male e la natura umana, iniziato nella band precedente di ASAGI e Ruiza, i Syndrome, e che è stato diviso in puntate su “Mad Tea Party”, la rivista che i D auto-pubblicano. Ciò che è meno documentato è il loro amore per la natura e la preoccupazione per la protezione degli animali e dell’ambiente. Il loro nuovo album, Namonaki mori no yumegatari, è dedicato alla bellezza e magnificenza delle foreste. Si occupa di una varietà di questioni, dalla foresta come rifugio e fonte di vita alla distruzione dell’ambiente, ed il cantante ASAGI, che come al solito ha scritto tutti i testi, ha passato due giorni da solo in una foresta per prepararsi al compito. Ce l’avranno fatta i D ad esprimere queste idee complesse nella loro musica?

L’album si apre con Hikari no niwa, una breve e delicata intro con chitarra acustica e vocalizzi semplici, quasi naif, che riflettono la pace ed una meraviglia tipica dei bambini che si sente nella natura. Nel PV, incluso nell’edizione limitata del Type A dell’album, ciò è personificato da un ASAGI con delle corna che cammina a piedi nudi tra gli alberi, una ghirlanda di fiori in mano, ignaro della presenza di un cacciatore ubriaco che lo segue e sporca senza curarsene la foresta con una sigaretta accesa. Ruiza da grande prova del suo talento e della sua versatilità suonando accordi aggraziati.

L’atmosfera introspettiva dell’intro porta alla traccia principale, Namonaki mori no yumegatari, ma viene interrotta da un colpo di fucile nel momento in cui ASAGI viene ucciso dal cacciatore, che da il via ad una tempesta di pesanti chitarra e basso, batteria galoppante ed un canto arrabbiato come la natura rappresentata dai D che cercano vendetta. Vocalizzi chiari si alternano con una death voice e delle grida tribali prima di fondersi in un coro emozionante che si lascia trascinare da percussioni veloci ed un giro di basso oscuro e pulsante. Dopo un brillante assolo di chitarra, riff pesanti ed un ritorno alla death voice, arriva la fine della canzone con un’esplosione di cembali.

Canis lupus mette a confronto una giocosa melodia elettronica contro chitarre distorte e profondi vocalizzi lirici che culminano in un alto falsetto. Un basso potente e le percussioni si uniscono e marciano verso un ritornello crescente, per poi lasciare posto ad un ponte musicale di gentili chitarre e sintetizzatore, solo per tornare alla carica con riff che urlano e grida di sottofondo. La chitarra di Ruiza si accende in un lungo assolo, dopodiché gli alti e bassi continuano finché tutti gli elementi non si ritrovano in un finale epico. La voce di ASAGI qui è particolarmente forte ed il lupo che ulula a distanza aggiunge un tocco eccentrico.

La sua performance in Shirarezu kodomotachi è ugualmente impressionante. La canzone si apre con delicati accordi di chitarra elettrica e dolci archi che trasmettono desiderio. La voce baritonale di ASAGI quindi fa il proprio ingresso e, supportata da piano e percussioni, si alza sempre più in alto finché quasi si spezza dall’emozione. Quando le chitarre di Ruiza e HIDE-ZOU ed il basso di Tsunehito aggiungono le proprie voci al mix, la canzone diventa una potente ballata che narra la storia di un bambino perso nei boschi.

Adesso heavy rock e metal tornano con rinnovata forza. Sankaku oyane to aware na koguma è una straordinaria composizione persino per gli standard dei D, che non hanno mai avuto timore di superare ogni limite. Death voice e canti tribali sono condotti da ciò che sembra una fisarmonica in una frenetica danza simile ad una tarantella. Chitarra, basso e percussione si uniscono e creano un puro e genuino folk metal che all’inizio appare allegro, ma diventa amaro mentre il testo descrive la difficoltà degli animali da circo ed il loro desiderio di libertà. Dopo un ritornello melodico che sembra voler incitare al furitsuke, le chitarre di Ruiza e HIDE-ZOU accelerano improvvisamente e, al posto di un assolo, si intrecciano in irregolari armonie gemelle, mentre le intricate linee di basso di Tsunehito e la batteria di HIROKI mantengono il ritmo folcloristico. La death voice lascia il posto ad un altro ritornello, quindi chitarra basso e fisarmonica concludono la canzone con un’esplosione finale di metal folk.

L’avanguardia diviene rock classico, ma l’atmosfera resta pesante ed intensa con a Black Cat ~Mujitsu no tsumi~, che descrive la caccia alle streghe dal punto di vista della vittima. Imitando il suo volo nella foresta, potenti chitarre, un basso che fa scricchiolare le ossa, chiari vocalizzi ed un organo – uno strumento associato ai predicatori in viaggio – si rincorrono in un ritmo interrotto soltanto da un breve assolo di chitarra.

L’atmosfera cambia ancora una volta con Haru no utage, da oscura e minacciosa a scanzonata e serena, quando gli elementi folcloristici tornano in una graziosa danza di flauto, campane e seducente sintetizzatore. Chitarre e basso aggiungono calore e peso, ma restano intonati alla coreografia, e persino l’assolo sembra una variazione sul motivo danzato. ASAGI raggiunge un falsetto impressionante, ma tutto l’ultimo minuto di canzone è dominato da flauto e sintetizzatore che continuano a tessere la loro dolce melodia.

I D hanno tenuto il meglio non solo per ultimo, ma anche esclusivamente per l’edizione regolare del mini album. In Zou to hito to ari to... Ruiza lascia la propria chitarra per un sitar elettrico per la prima volta dopo Colosseo, creando un’atmosfera esotica che si rifà alla musica mondiale. Un chiaro canto lascia il posto ad armonie etniche, battimani ritmici, campane e canti lirici; poi è il momento di chitarra, basso e percussione ed il potente vibrato di ASAGI ascende contro lo spesso muro di suoni come una chiamata per pregare. Mentre l’ascoltatore è travolto dalla vibrazione folcloristica, si intromette un ansimante ritmo elettronico, creando un interessante contrasto rispetto al resto della canzone. Canti, sitar, basso e percussioni si intrecciano in una danza sempre più irrequieta, finché non terminano in uno schianto di cembali. Tristemente, con i suoi 2 minuti e 27 secondi Zou to hito to ari to… è la traccia più corta del CD, a parte Hikari no niwa. Questa incredibile creazione avrebbe dovuto essere lunga almeno il doppio.

Finalmente, Namonaki mori no yumegatari (Voiceless) ci da l’opportunità di esaminare più da vicino la parte strumentale della canzone principale.

I D sono stati all’altezza della sfida di esplorare la relazione tra gli umani e la natura con l’abilità ed il senso dello stile che sono segni caratteristici del loro lavoro. Namonaki mori no yumegatari è un incredibilmente splendido libro di storie che usa con intelligenza il folclore per esprimere una vicinanza alla natura che si perde nel nostro mondo moderno ed industrializzato. Come con Huang di ~Yami ni umareta mukui~ e gli altri loro lavori folkloristici, mostrano un inspiegabile talento nel miscelare ritmi e strumenti tradizionali con le loro chitarre rock pesanti, trovando costantemente nuovi modi di combinare i diversi suoni e stili musicali.

La vibrazione esoterica della musica si nota anche nell’artwork, che mostra due cervi al tramonto circondati da luci fatate, alberi, una luna bassa, rose, farfalle ed altri animali. Il pelo bianco e nero dei cervi e la loro posizione contrastante sulla copertina del CD, così come il disegno a curve bianco e nero sullo stesso CD e sul retro della card inclusa in esso, sembra accennare non solo al contrasto tra luce e tenebra, come mostrato nel PV, ma anche al concetto di Yin-Yang: due poli d’esistenza che sono opposti e contemporaneamente complementari.

Tralasciando le considerazioni filosofiche, il mini album fornisce 30 minuti generosi di piacere all’ascolto e dovrebbe essere apprezzato da un pubblico vasto; gli entusiasti del folk e del metal pagano troveranno molti pezzi su cui fare headbanging e sui quali battere i piedi, mentre i fan del rock classico potranno godere dei pezzi più semplici. Qualunque sia il vostro gusto, questo è un serio candidato ad album dell’anno.
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